A hard day’s night (and I’ve been workin’ like a dog)

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Lungi da me la volontà di annoiare il prossimo, raccontando la lunga, complessa e affascinante storia dei Fab Four, cosa che esulerebbe dalle mie conoscenze e capacità, quest’oggi mi ripropogno quindi di presentare un breve omaggio ai Beatles (come d’altra parte è per tutti gli altri personaggi da me presentati in questo blog: si tratta di una mia visione di queste persone che sono da me profondamente ammirate, e non sono da considerare assolutamente descrizioni esaustive o complete).

I quattro di Liverpool hanno avuto una grossa influenza sul sottoscritto, come la hanno avuta, d’altra parte, su tutto il mondo. E sono quasi sicuro che se gli alieni ci spiano, non so se avete presente quella immagine un pò simpsoniana, conoscono i Beatles.

lgcvf001the-beatles-in-london-black-and-white-photo-the-beatles-canvas-canvas Di sopra i quattro nel loro periodo che preferisco, quando ancora erano quattro bravi ragazzi inglesi, prima che arrivassero varie ed eventuali quali Yoko Ono, ricerche sulla via dell’Illuminazione seguendo strade induiste, nomine a Cavalieri dell’Ordine Britannico, e così via. Lo so, una preferenza di molto controcorrente rispetto a molti fan e critici musicali di ogni età, ma, almeno almeno stilisticamente, è la prima immagine che mi viene in mente quando sento pronunciare il loro nome. Questa, e naturalmente le masse di centinaia di migliaia di fan, urlanti e adoranti. Una delle tante, belle leggende che si sentono raccontare ancora oggi riguarda l’esibizione all’ Ed Sullivan Show nel 1964. durante uno dei primi giri dall’altra parte dell’Atlantico: durante l’esibizione, si dice che i crimini giovanili si azzerarono completamente.

Il come i nostri entrarono così prepotentemente e velocemente nella storia e nella cultura del ‘900 è ancora oggetto di studio. Io stesso mi chiedo come sia stato possibile per quattro ragazzi provenienti da una cittadina portuale modificare così profondamente, in maniera indelebile, la storia della musica, pop e non solo. Cosa abbia innescato una macchina capace di vendere oltre un miliardo (!!!!!!!!!!!) di dischi in tutto il pianeta, scatenando fenomeni di isterismo mai verificatesi prima, su milioni e milioni di giovani. Da cosa sono nate storie come quella già citata sull’Ed Sullivan Show, sulla fine di Pete Best ( che è vivo e vegeto, e pare che di recente abbia ricevuto un indennizzo pari ad un milione di sterline per il licenziamento di decenni fa. Certo è che ora, quando chiunque viene scaricato appena prima di un grande successo, è il “Pete Best della situazione, e questo non è decisamente una cosa simpatica), la canna nei bagni di Buckingam Palace? Oppure “Paul è morto ed è stato sostituito” , eterna leggenda metropolitana (su Wired di questo mese, rintracciabile in edicola al decente prezzo di € 2 al posto dei soliti 4, visto anche l’effettivo valore della testata, si parla proprio di questo. Due tizi della scientifica, analizzando le foto di Paul, pre e post data di presunta morte, danno ragione proprio a questa assurda possibilità.)? Il quinto Beatles? Best, il tragicamente scomparso Stuart Sutcliffe, il manager Eipstein, Yoko Ono, o addirittura il calciatore Best?E la storia dei “Beatles più famosi di Gesù?”

Per avere una risposta, basti ascoltare una delle loro immortali opere, e avremo la risposta, la giustificazione alla loro entrata nella storia. Proprio in onore al mio già citato amore per i Beatles primo periodo, quando ancora la loro musica era così gioiosa e spensierata da poter addirittura accompagnare i cartoni del mattino, i LORO cartoni, eccovi quello della canzone che titola questo post.

Nonostante ancora lontani da esoterismi e riferimenti spirituali onnipresenti specialmente da Sgt. Pepper in poi, già qui Lennon e McCartney iniziano, seppure in modo celato, a inserire tematiche sociali. Qui, seppure in modo scanzonato, si accenna allo sfruttamento dei giovani nelle fabbriche inglesi.

Di seguito, un link ad un’altra canzone a cui sono molto affezzionato per motivi personali, e che personalmente rappresenta LA canzone d’amore: “Michelle”

Concludo con alcune foto, come d’abitudine, e ribadendo come io consideri questo articolo decisamente incompleto, anche un pò per scelta. Apposta non tratto album fondamentali per la storia del rock come Abbey Road, il semplicemente citato Sgt. Pepper, dei quali però accludo le planetariamente conosciute copertine, o il White Album. E nemmeno parlo delle carriere soliste, o del Lennon attivista e pacifista, delle sue proteste a letto, il “Bed In” ad Amsterdam: sarei stato di sicuro approssimativo e inesatto, rendendo poco giustizia al mito e all’uomo.

Oh, un ultimissima cosa, e poi, prometto, concludo: qui affermo in calce che, se un mio futuro pargolo nascerà in un paese anglosassone, il suo nome sarà Jude o Paul ( se non si fosse capito, il mio prediletto!), se fosse una pargola, magari in terra d’oltralpe, sarà Michelle… naturalmente opinione della consorte permettendo!

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Sgt. Pepper and The Lonely Hearts Club Band, copertina.

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Abbey Road

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Beatles

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grazie!

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